Like a frozen land

I

cosa debba suggerirmi, questo foglio
bianco, non so. nulla, probabilmente.
perché nulla più si muove, in questo
muscolo corrotto che chiamano cuore.
nulla di nulla, niente più. si muore.

II

in una goccia di olio di sandalo
ho intinto un polpastrello
quindi ho strusciato l’indice, lentamente
sulla pelle dei polsi. dopo ho annusato
e sì, avevo un buon profumo.

non provo che silenzio, adesso.

III

alle tre passate, pensavo
il mondo è disteso a letto. dorme
chi si agita tra le lenzuola. dorme
chi si lamenta nel sonno. e forse russa
chi dorme. acciambellato nella cuccia
anche il cane.

IV

e poi c’è questo… non mi viene la parola…
questo lontano abbaìo che si trascina
da ore, lamentoso. e d’improvviso s’acquieta.

(2009)

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La parola che attendo

Tu dimmi una parola, dimmi
quella che attendo
attenta a non fraintendere.

Dimmi soltanto quella
quella che voglio udire
e che non sento.

Dimmela, la parola che voglio
una parola sola, spiraglio
di futuro e grata sul passato.

Quale? Quale parola?
Quella che non ho inteso
che non mi hai detto, mai.

*

(Passava dalle mie parti e l’ho abbracciata. Piangeva, così le ho asciugato le lacrime con le mani, avevo soltanto quelle. Mi ha sorriso a labbra chiuse. Poi mi girava intorno, perdeva tempo, finché l’ho scritta… )

scrivi.com

(23 luglio 2003)

di(s)conosciuta

*

E dimmi: dove andiamo noi due

che ci lasciamo – per finta, per nostalgia –
distrarre da un sorriso sbarazzino
però in fondo sappiamo che

non c’è strada, non c’è sentiero al mondo
che possa ricondurci alla magia di un aprile
quando una notte sussurravi
– di desiderio, ricordi?

Quando avida ti ascoltavo
e mai
ti avrei lasciato
– mai –
allontanare.

E dimmi: perché adesso mi graffia

questa musica che si strugge di te e di me
che ce ne andiamo in direzioni opposte
– di me che riparto da qui, di te
che svanisci chissà dove
 amore mio mon amour –

questa musica che mi fa piangere
e mi riporta alla vita
intanto che mi uccide?

*

gennaio 2007

di(s)concerti

Notturno
Notturno

Come
irripetibili
– su fogli righe
pentagrammi –
melodie parallele
e
digitate voci differenti
che
s’intrecciano
si fondono
si scontrano
in polifonica         (s’allontanano)
cacofonia

Ronza
avvitata sullo sfondo
un’unica nota continua
e attraversa ere
scompone spazi frantuma
sorda e senza nome      (continua)
all’infinito dolore in crescendo

sorda
sorda
sorda

lanciata oltre l’udibile

Notturno

Voglio pensare che invento uno sbadiglio

Finché non smetto di scompaginare i sogni
posso guardare il letto e dirgli di aspettare.
Tanto sta sempre fisso alla parete – il letto
– indifferente a tutto. Finché non finisco
le sigarette, posso sempre fumare, e voglio.
Posso annodare gli occhi a questo buio
che non conosce l’alba. Finché immobile
aspetto, posso fasciare il pianto col silenzio.

serro questo dolore nel dolore