Francesco Sassetto

Francesco Sassetto, un fiore raccolto nel Giardino dei Poeti, uno da conoscere. Grazie a Cristina Bove.

Precari della scuola

…eccomi su questo treno
carico tristemente di impiegati,
come per scherzo, bianco di stanchezza,
eccomi a sudare il mio stipendio

Pier Paolo Pasolini

Noi siamo quelli che partono di notte, il vagone
sporco del regionale delle sei e venti ci carica
dagli imbuti neri dell’inverno di strade
senza nome, stralunati e lenti, le bocche
livide che stentano a parlare impastate
di sonno e caffè bevuto in fretta.

Noi siamo quelli che si possono cambiare,
i disponibili, i tappabuchi della scuola, quelli
che possono aspettare, che non lasciano
memoria, nomi senza volto e senza storia
a settembre in classe
a giugno fuori dal portone,
pedine d’una cinica scacchiera sgangherata
che vuole il pregio di dirsi istituzione.

Abbiamo dignità ferita e figli e affitti
da pagare, crocifissi da ordinanze e circolari
in perpetuo moto, veniamo sempre dopo
e presto spariremo cancellati nella gabbia
del contratto a scadenza prefissata,
abbiamo il presente, mai il futuro, noi offesi
senza più nemmeno la forza dello sdegno,
senza articolo diciotto o sindacato.

E qualche stracciato manifesto è tutto quel che resta
al muro di un’antica rabbia.

Sonnecchiamo, ritornando, al tempo fiacco
del vagone e parliamo della scuola e della casa,
se ci sarà lavoro l’anno venturo, sapendo già
che non ci rivedremo tutti dentro a questo
treno che dice polvere e stanchezza e rode
ore troppo lente, noi insieme adesso per sola
coincidenza e breve, noi esperti
dell’avvicendamento, professionisti del cambiamento
dove non cambia niente.

*

il giardino dei poeti

“La poesia di Francesco Sassetto è la testimonianza di una strenua resistenza al dilavamento interiore umano reso dall’assunzione abitudinaria di un mondo che s’impone per gelida grettezza, paradosso, ingiustizia. Attraverso la parola, l’autore, dona voce a un campionamento rilevato in campo quotidiano, fatto di lotta per la sopravvivenza. Intimista e colloquiale, il poeta si lascia avvicinare attraverso immagini malinconicamente attive che s’infiltrano nel lettore come dosi omeopatiche di un veleno attivato alla denuncia, comunque propulsore di speranza reattiva. Lo sguardo parte dal sé per posarsi sulla folla di sentimenti che uno a uno ci riguardano tutti e che, attraverso i suoi versi, trovano strada per non essere eternamente riconsegnati a un altrove fatto di coscienza distratta e latente solitudine.” Doris Emilia Bragagnini

“Che Francesco Sassetto fosse una delle voci più forti della poesia civile contemporanea, intesa nel senso migliore del termine, era già emerso con chiarezza dalle precedenti raccolte Ad…

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Gioielli Rubati 49: Idoia Arbillaga – Davide Castiglione – Matteo Rusconi – Alexandra Bastari – Emilia Barbato – Klaus Miser – Mariella Tafuto – Jonathan Varani.

Grazie a Flavio Almerighi, che nel suo blog ha messo il mio Notturno in ottima compagnia. aMargine è un buon posto, sì. E stare tra “Gioielli rubati” è un grande onore.
https://almerighi.wordpress.com/

almerighi

ODE A EROS

Se si trattasse solo del battito,
membranoso e fugace, della carne e delle ossa,
o della rischiosa chimica
che si scatena a causa di incerti referenti
(ricordi, chissà, di un padre o di una madre,
ricordi puerili di un bambino dell’infanzia).
Se tu fossi l’istinto che portai da una grotta,
dono di femmine inquiete in cerca di un marito,
o fossi il residuo della natura che cerca di procreare;
se fossi solo, Amore,
un regalo senza magia che cerca i nostri amplessi
per forgiare futuri,
se solo fossi questo e non lo sciroppo bianco
che si accende nelle mie vene ogni volta che lo guardo.
Anche se solo questo fossi, Eros,
e non le cento api che brulicano nella mia anima
ogni volta che lui mi bacia,
io continuerei nel mondo a percorrere le sue strade
con la speranza cucita nelle pieghe della mia gonna
io continuerei…

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Anna Maria Curci

il giardino dei poeti

AMC_Morlupo2018Opera incerta è il titolo della mia raccolta inedita che raccoglie testi scritti nell’arco di diversi anni, fino a quello in corso, il 2019. Il nome, come già accadde per la prima raccolta da me pubblicata, Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), coincide con un termine usato nell’architettura. Qui si fa riferimento all’opus incertum, di cui Vitruvio scrisse: «Le pietre dell’opus incertum, invece, poggiano l’una sopra l’altra ad embrice, formano muri non altrettanto belli, ma più solidi del reticolatum» (Vitruvio, De architectura, Trad. di G. Florian, 1978). L’ opus incertum si caratterizza per il suo mettere insieme elementi diseguali. Le pietre dell’opera incerta non sono pre-tagliate e predisposte per l’assemblaggio.

Mettere insieme le diversità in vista di un’opera comune: una sfida quanto mai attuale e mai come oggi condannata all’inattualità, messa nell’angolo e sfiancata dalla brutalità, dall’oblio e dalla menzogna, triade elevata a esercizio del…

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Come pianeti

Come pianeti irti di spigoli, in moto di rivoluzione
intorno ad un Sole lontano. Sospesi nel nulla
– quasi offesi dal miracolo dell’esistenza –
ruotiamo su noi stessi, ciechi di tutto il resto.

Come prismi di freddo cristallo prigionieri nella roccia
– in balìa del caso. Abbiamo infinite facce, innumerevoli
assi di rifrazione, in potenza. Scindiamo luce
sprigioniamo arcobaleni di effimero, prima della fine.

Poesia da poltrona

Ezra Pound era di poco più giovane di mia nonna Teresina
ma è morto molti anni prima di lei. Mia nonna non si è mai mossa
da Largo del Rosso, a parte la volta che si è rifugiata a Qualiano
per sfuggire al vulcano che si diceva sarebbe sorto
nel porto. Ezra Pound invece è morto dopo aver viaggiato
a più non posso, ma senza aver mai visto mia nonna,
Qualiano e Largo del Rosso. Viaggiare, per paradosso
a Pound ha abbreviato la vita e negato una conoscenza.
Mia nonna non l’ha saputo. In entrambi i casi l’ignoranza
è stato il classico dono della Provvidenza, suppongo.

A tavolino

Una tazza sopra un piattino sopra fogli colorati
di cartoncino. Una piccola acquasantiera su cui siede
un puttino. Lo smartphone,un posacenere, occhiali ripiegati
su Pasolini. Librini di poesia, raccolte di cruciverba, un pacchetto
di sigarette, un accendino. Il cordless e un paio di forbici
sotto un tovagliolo di carta. La raccolta di Tomada recapitata
stamane dal postino. Una spillatrice sulla sagoma ritagliata
di un abetino. Dentro il grande piatto in ceramica che dovrei
sempre appendere. Un albero di Natale di scorta che incombe
sul portaconfetti. Una foto di mio figlio a due mesi e, a destra
quella di un matrimonio, in cornice. Il lume acceso
l’albero con le luci spente, e l’ultimo D di Repubblica
con la rubrica di Galimberti che pubblica la lettera
di un ragazzino. “Mi piace molto leggere – scrive – ma
nella mia classe sono il solo.” Chiede a Galimberti se possa
suggerirgli come cambiare la situazione. La solita, saggia
risposta di Galimberti. Il quale non può ma chiude comunque
con un’esortazione…

(Tutto questo disordine sparso sul tavolino
dovrebbe cambiare qualcosa nel mondo – potrebbe?
Se no, non scriverci poesie)
“Portarsi avanti con gli addii”: piaciuta fin dal titolo.