Sembra far la civetta

Sembra far  la civetta, stanotte
l’acqua di mare con la chiglia
del gozzo.

[Calma di vento, borbottìo del motore]

Liscia, la pelle nera del mare:
sotto fa uno sciacquio, un glagla
e poi un sommesso ploplop
un quieto sciabordìo
che sembra ridere appena.

[Tutto il resto tace nel porto]

Tiràti su per l’amo, con arte
salgono lenti i saraghi alla morte
danzano chiari, rassegnati, nel fondo
ché antica è l’arte, senza scopo
la danza, di esasperata lentezza.

[Non fa freddo]

Intanto Lei aspetta, tranquilla
e luccica beffarda nel secchio:
occhi di vetro restan fissi sul cielo
le pinne aperte come inutili ali,
sussultano, prima di arrendersi.

[Però, che strano]

Sembra far la civetta, stanotte
l’acqua di mare con la chiglia
del gozzo.

[Nella foschia si sono perse le stelle]

Annunci

Questo poeta

questo poeta è un bambino
: non smette di giocare
questo poeta è un filosofo
: non smette di indagare
ogni parola è il suo gioco
ogni perché la sua indagine
: questo poeta alla vita
lega la sua cocciutaggine

 

(aprile 2014)

Come pianeti

Come pianeti irti di spigoli, in moto di rivoluzione
intorno ad un Sole lontano. Sospesi nel nulla
– quasi offesi dal miracolo dell’esistenza –
ruotiamo su noi stessi, ciechi di tutto il resto.

Come prismi di freddo cristallo prigionieri nella roccia
– in balìa del caso. Abbiamo infinite facce, innumerevoli
assi di rifrazione, in potenza. Scindiamo luce
sprigioniamo arcobaleni di effimero, prima della fine.