Nodi

si ha voglia di porto
benché l’acqua inviti
a sciogliere gli ormeggi

ed un sussurro complice consigli di salpare

è fatica, il mare aperto
da ignorare

perciò si annodano attese a bitte

come di tempo perso

restando lì a cullarsi

lo sciabordio di un verso
per camicia

( Mariella Tafuto – Nodi )

Saluto a Sebastiano A. Patanè-Ferro

Il saluto di Doris Emilia Bragagnini al poeta Sebastiano A. Patanè-Ferro, recentemente scomparso.

Neobar

[…] È una felice melodia quella che sale dalle sue parole. Tutto risulta armonico, fluido, naturale. Anche i concetti meno immediati pare sappiano sciogliersi, attraverso consecuzioni e accostamenti che sembrano nati sì a nuovo ma in modo quasi atteso, come prosecuzione di un’elaborazione intuitiva, operata sul connubio dettato dall’esperienza fusa con la rivisitazione emotiva, alterandone l’evidente presenza a se stessa, dilatandone il significato, in modo da renderlo baluginio capace di rispondere alle interrogazioni più ampie dell’uomo… Doris E. Bragagnini

[…]…nella poetica di Patanè la ricerca della perfezione può essere identificata con il capire il profondo senso dell’assenza, di come il passato possa essere stato sviscerato ed essere “il qui e l’adesso” un modo completamente estraneo rispetto ad allora. Predominano in questa poetica le due figure principali, ovvero l’Io e l’Es freudiano, ovvero il principio della realtà e quello del piacere, sogno. L’incontro tra i due è difficile e provoca nel…

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Si scrive di quel che si perde

Ripropongo questa poesia scritta nel 2004. La foto in bianco e nero ritrae mio padre e mio fratello Leonardo ed è stata scattata tanti anni fa da Giulio Gentile, una sera che i due si imbarcavano per andare a pesca. La banchina era molto alta sul mare a causa del bradisismo, e imbarcarsi richiedeva buone capacità acrobatiche. Mio padre aveva superato i settant’anni, all’epoca, e avrebbe smesso di fare il mestiere dopo poco tempo…

Largo del Rosso

Si scrive di quel che si perde
di quel che non si è mai avuto
– due braccia forti e un tango –
di ciò che non si è pescato

di maglie da cucire sotto il sole
e della rete di una vita intera, bianca
tinta di ruggine. Si scrive delle squame
del sale che si asciuga sui calzoni
degli stivali in gomma nella melma
e delle notti cupe sopra il mare

quando si aspetta l’alba. Quando si va
per porti e per mercati, dentro la nebbia.

(16 marzo 2004)

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Ho perso un verso

L’hai mica trovato
quel verso che ho perso
che ieri bruciava
e accendeva la notte?

Diceva con quattro parole
di amore di vita di sesso
diceva di tutto

Lo avevo pescato per caso
tra cosce svagate
e flussi di sogni interrotti

Non era brutto

Non era intorcinato

Era perfetto

Era il verso da tanto cercato

L’ho tenuto a mente un istante
ho pensato restasse lì per sempre
ho sbagliato

L’hai mica trovato?