Testamento

Il porto

Quando morirò spargi le mie ceneri

Là dove tutte le navi approdano
Là dove tutte ripartono

Spargi le mie ceneri là

Dove i gabbiani si tuffano a ghermire
Brani di sarde galleggianti
Tra buste di plastica e croste di pane

Quando morirò non resterò con te
Tra quelli che verranno al funerale

Sarò il mazzone preso all’amo che guizza
Nell’aria fumosa del mattino

Sarò quello che ha trovato scampo
Schivando per caso la sua esca
E attende me senza saperlo

Voglio aspettarti là
Dove le eliche fanno mulinelli

Nell’acqua sporca del porto

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Tra qui e lontano

La differenza è nello sguardo. Qui, ha righe
sottili il lenzuolo che si commuove alla brezza
della controra. Il giallo dei cuscini gli fa eco
con un sospiro quieto. Lontano, invece, appena
si distingue la sagoma impregnata di foschia
di un’ isola vulcano. Tra qui e lontano, sta il muto
verde del pino. La differenza è nello sguardo.

1_pino estivo

Le altre scaglie sono qui:

Scaglie di dormiveglia

I passi che uniscono

Li conti, i passi che ti avvicinano
al trolley e al sacco da spalla
i passi che uniscono, li conti?

Peregrinando
………………su corsie arroventate

li conti, i giri del motore
i cruciverba risolti nell’attesa
le pause ad occhi chiusi
gli aerei che atterrano
le soste al bar /un tramezzino e scappi /
i cartelli che prepari la sera
i bagagli che trascini al furgone
li conti? I passeggeri che fotografi
le storie che transitano sui sedili
le mance che sconfinano
la stanchezza che accumuli, li conti?

Ecco, sono già pronti al decollo
i sandali rossi. I passi dell’amore
in arrivo, i passi che uniscono

li conti?

(poesia di luglio)

Lettera a un figlio

All’inizio

Non c’è che il buio pulsante, annegato di sangue.
Il buio della vita che si rapprende al caldo.
Non ci sono che suoni, e rumori. Tu eri il treno
Allora, nel mio addome. Ed io solo una voce.

Te lo ricordi, figlio, quando ti cantavo Bertoli?
Eppure il vento soffia ancora, ti dicevo.
E mi asciugavi il pianto dalle vene.
E ti ricordi il battito convinto del mio cuore?
Vinta da te cantavo, e ti inventavo il mondo.

Poi vengono i sapori buoni, e quelli amari. E la luce
Violenta. Vibravano le tue labbra, le braccia erano
Ali impaurite, scandagli nel vuoto ad ogni sbattere
Di porta. Avevi occhi da marziano, figlio, pareva
Che tu venissi da molto, troppo lontano. E succhiavi
Vorace, inebriato dal mio capezzolo destro. Poi
I sorrisi e le lacrime, i richiami. Seduti come indiani.

Allora si gioca alla vita, e ci si arrabbia. Ci si mette carponi
Si sguscia come lepri. Tu eri la lepre, figlio, io il guinzaglio.
Si prova malamente a stare in piedi. Si fanno tuffi, scherzi
E capriole. Tante ne hai fatte tu, ti han fatto bene.
Si cresce insieme, e insieme si diventa piccoli. Infine

Vengono le parole. Vengono dopo, amore, molto dopo
Le parole per dire.

*

Buon compleanno, Francesco 🙂

Lettera allo straniero

napoli
Sono una bella femmina, sono troppo bella per uno come te. Tu puoi soltanto guardarmi e sperare che io ti sfiori con lo sguardo. Magari in una bella giornata di sole come questa, sai? Di quelle che soffia la tramontana e fa freddo, e l’ aria è sgombra e i colori sembrano usciti freschi freschi dalla tavolozza di un pittore; di quelle col Vesuvio spruzzato di neve.
Tu hai freddo, e sbavi per me che non ci penso neppure, a scaldarti con un abbraccio.
Sei tu che mi abbracci, con gli occhi, e mi spogli e mi possiedi come in sogno, e mi fai la serenata con “je te vurrìa vasà”, e pensi di parlare la mia lingua.
E poi, per rifarti del freddo che hai sentito e dell’abbraccio non ricambiato, vai dicendo in giro che puzzo di morte come un corpo in putrefazione, che sono sporca e infetta come una puttana di periferia, e che tu con le puttane non vuoi avere niente a che fare.
Ma lo sai bene che non è così. Perché sono bella, sì: alla faccia tua!
Morta? No. Viva e vegeta nonostante ogni monnezza, e chi voglio amare sono io a deciderlo!
Tanti, molto prima di te, hanno creduto di avermi conquistata. Dei molti arrivati, tanti hanno detto di avermi compresa, e troppi hanno voluto rinchiudermi in una sola parola che mi definisse una volta per tutte. Li ho assecondati quando così mi andava. Col sole, ‘o mare, ‘a pizza e ‘o mandulino. Poi li ho mandati tutti a cacare. E ci mando pure te, mica ho paura!Sono una bella femmina che ha avuto il coraggio di sfottere ogni amante geloso.
Ognuno credeva di essere il solo, e ognuno si è ritrovato in buona compagnia.
Qualcuno quando l’ha capito si è rassegnato; qualcun altro mi ha presa a schiaffi. E uno, che doveva essere particolarmente incazzato, si è armato di rabbia e di coltello.
Per questo sono sfregiata, per questo mi metto di sguincio e di me ti mostro solo il profilo che vuoi guardare.
Mille stupri mi hanno resa quel che sono, e quelli che hanno goduto e poi riso di me erano tutte “brave persone”. Brave persone come te.Se avessi lo stomaco di avvicinarti, straniero; se avessi la forza di venirmi addosso e di accarezzarmi le cicatrici coi polpastrelli, potresti dire di sapermi un po’ meglio.
Fa’ così: avvicinati. Mi accuccerò davanti a te come una scimmia che si lasci spidocchiare da una del suo branco. Ti amerò e mi lascerò amare gratis, senza ritegno.
Non ha bisogno di difendersi da me, chi viene armato solo di un sorriso.
Chi viene con la luce negli occhi e le mani tese, a chiedere amore e a darne. A stringere, non a giudicare.
Ma da così lontano ti dico no, che pure sfregiata sono io che scelgo a chi prendere e a chi rendere l’anima.E vafanculo, va’! Che sei venuto come tutti gli altri credendo di poter comprare soltanto una cartolina, e poi ti sei ritrovato a camminare rasente i muri per paura che io ti sfilassi il portafogli. Che sei venuto col Rolex, come a farmi notare che avrei avuto tutto l’interesse ad accoglierti bene. Che sei venuto di corsa e che te ne sei andato ancor prima di arrivare a sfiorarmi. E che comunque, forse proprio per questo, non ti sei voluto far mancare la possibilità di dire di averne fatto esperienza. Di dire agli amici che “sì, io l’ho veduta e posso confermare: Napoli è bella ma fa paura; Napoli si nega e si vende per strada. E in fondo, sì: è solo una puttana, senza vergogna né speranza.  Una puttana senza voglia di redenzione.”