Zitto!

Zitto, che quelli dormono, zitto! Non si sente più niente. A bordo solo il motore bisbiglia …

Ci ho pensato molto prima di registrarla. È una mia poesia in dialetto puteolano di cui avevo già pubblicato il testo nel mio blog e in una “nota” di Facebook. Si intitola “Zóitto!” ed è una preghiera al mare, scritta in italiano quando ero una ragazzina e poi “tradotta”, molti anni dopo, nella mia lingua materna, che era l’unica lingua parlata in famiglia. Ho usato frasi ed espressioni del gergo dei pescatori di “Rént’ ‘a teorre”, (il quartiere di Pozzuoli chiamato “Dentro la torre”, a cui apparteneva Largo del Rosso), il gergo che usava mio padre quando parlava del suo mestiere con i compagni di pesca. Perché volevo che quelle espressioni, quelle parole, le parole di mio padre, che era soltanto un pescatore analfabeta ma che “sapeva” del mare e della vita più di molte persone “colte” che ho poi incontrato nel corso della mia vita, che quelle parole non andassero perdute. Questo il mio intento nel registrare la mia preghiera. La musica che ho messo sullo sfondo è “Lullaby” (una ninnananna che mi sembrava perfetta) di Leo Sestili, che spero mi perdoni per l’appropriazione e che mi consenta comunque di usare la sua dolcissima musica, che mi ha colpita fin dalla prima volta che l’ho ascoltata.
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