Zitto!

Zitto, che quelli dormono, zitto! Non si sente più niente. A bordo solo il motore bisbiglia …

Ci ho pensato molto prima di registrarla. È una mia poesia in dialetto puteolano di cui avevo già pubblicato il testo nel mio blog e in una “nota” di Facebook. Si intitola “Zóitto!” ed è una preghiera al mare, scritta in italiano quando ero una ragazzina e poi “tradotta”, molti anni dopo, nella mia lingua materna, che era l’unica lingua parlata in famiglia. Ho usato frasi ed espressioni del gergo dei pescatori di “Rént’ ‘a teorre”, (il quartiere di Pozzuoli chiamato “Dentro la torre”, a cui apparteneva Largo del Rosso), il gergo che usava mio padre quando parlava del suo mestiere con i compagni di pesca. Perché volevo che quelle espressioni, quelle parole, le parole di mio padre, che era soltanto un pescatore analfabeta ma che “sapeva” del mare e della vita più di molte persone “colte” che ho poi incontrato nel corso della mia vita, che quelle parole non andassero perdute. Questo il mio intento nel registrare la mia preghiera. La musica che ho messo sullo sfondo è “Lullaby” (una ninnananna che mi sembrava perfetta) di Leo Sestili, che spero mi perdoni per l’appropriazione e che mi consenta comunque di usare la sua dolcissima musica, che mi ha colpita fin dalla prima volta che l’ho ascoltata.
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Francesco Sassetto

Francesco Sassetto, un fiore raccolto nel Giardino dei Poeti, uno da conoscere. Grazie a Cristina Bove.

Precari della scuola

…eccomi su questo treno
carico tristemente di impiegati,
come per scherzo, bianco di stanchezza,
eccomi a sudare il mio stipendio

Pier Paolo Pasolini

Noi siamo quelli che partono di notte, il vagone
sporco del regionale delle sei e venti ci carica
dagli imbuti neri dell’inverno di strade
senza nome, stralunati e lenti, le bocche
livide che stentano a parlare impastate
di sonno e caffè bevuto in fretta.

Noi siamo quelli che si possono cambiare,
i disponibili, i tappabuchi della scuola, quelli
che possono aspettare, che non lasciano
memoria, nomi senza volto e senza storia
a settembre in classe
a giugno fuori dal portone,
pedine d’una cinica scacchiera sgangherata
che vuole il pregio di dirsi istituzione.

Abbiamo dignità ferita e figli e affitti
da pagare, crocifissi da ordinanze e circolari
in perpetuo moto, veniamo sempre dopo
e presto spariremo cancellati nella gabbia
del contratto a scadenza prefissata,
abbiamo il presente, mai il futuro, noi offesi
senza più nemmeno la forza dello sdegno,
senza articolo diciotto o sindacato.

E qualche stracciato manifesto è tutto quel che resta
al muro di un’antica rabbia.

Sonnecchiamo, ritornando, al tempo fiacco
del vagone e parliamo della scuola e della casa,
se ci sarà lavoro l’anno venturo, sapendo già
che non ci rivedremo tutti dentro a questo
treno che dice polvere e stanchezza e rode
ore troppo lente, noi insieme adesso per sola
coincidenza e breve, noi esperti
dell’avvicendamento, professionisti del cambiamento
dove non cambia niente.

*

il giardino dei poeti

“La poesia di Francesco Sassetto è la testimonianza di una strenua resistenza al dilavamento interiore umano reso dall’assunzione abitudinaria di un mondo che s’impone per gelida grettezza, paradosso, ingiustizia. Attraverso la parola, l’autore, dona voce a un campionamento rilevato in campo quotidiano, fatto di lotta per la sopravvivenza. Intimista e colloquiale, il poeta si lascia avvicinare attraverso immagini malinconicamente attive che s’infiltrano nel lettore come dosi omeopatiche di un veleno attivato alla denuncia, comunque propulsore di speranza reattiva. Lo sguardo parte dal sé per posarsi sulla folla di sentimenti che uno a uno ci riguardano tutti e che, attraverso i suoi versi, trovano strada per non essere eternamente riconsegnati a un altrove fatto di coscienza distratta e latente solitudine.” Doris Emilia Bragagnini

“Che Francesco Sassetto fosse una delle voci più forti della poesia civile contemporanea, intesa nel senso migliore del termine, era già emerso con chiarezza dalle precedenti raccolte Ad…

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Gioielli Rubati 49: Idoia Arbillaga – Davide Castiglione – Matteo Rusconi – Alexandra Bastari – Emilia Barbato – Klaus Miser – Mariella Tafuto – Jonathan Varani.

Grazie a Flavio Almerighi, che nel suo blog ha messo il mio Notturno in ottima compagnia. aMargine è un buon posto, sì. E stare tra “Gioielli rubati” è un grande onore.
https://almerighi.wordpress.com/

almerighi

ODE A EROS

Se si trattasse solo del battito,
membranoso e fugace, della carne e delle ossa,
o della rischiosa chimica
che si scatena a causa di incerti referenti
(ricordi, chissà, di un padre o di una madre,
ricordi puerili di un bambino dell’infanzia).
Se tu fossi l’istinto che portai da una grotta,
dono di femmine inquiete in cerca di un marito,
o fossi il residuo della natura che cerca di procreare;
se fossi solo, Amore,
un regalo senza magia che cerca i nostri amplessi
per forgiare futuri,
se solo fossi questo e non lo sciroppo bianco
che si accende nelle mie vene ogni volta che lo guardo.
Anche se solo questo fossi, Eros,
e non le cento api che brulicano nella mia anima
ogni volta che lui mi bacia,
io continuerei nel mondo a percorrere le sue strade
con la speranza cucita nelle pieghe della mia gonna
io continuerei…

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