Prologo e aborto di una biografia non autorizzata

Foto di Genny Casella
Foto di Genny Casella

“Maruzzella T nacque un 23 novembre di tanti anni fa a Largo del Rosso. E, come la maggioranza dei neonati di quell’epoca, nacque di parto naturale. Tutti i bambini nascerebbero ancora come lei, se oggi si potesse nascere di parto naturale.

Era un fatto normale, a quel tempo, nascere di notte. E tutti i giorni della settimana erano buoni, e tutte le ore della notte. Mentre oggi è naturale che i bambini nascano di lunedì mattina, verso le dieci e un quarto, quando il ginecologo che deve praticare il taglio cesareo torna in ospedale o in clinica dopo il week-end.
Maruzzella T, dunque, nacque a mezzanotte e dieci, di sabato.
Fin qui nulla di rilevante, penserete voi. In ogni caso, nulla che giustifichi la redazione di una biografia, che di solito viene scritta per autori di ben più chiara fama. In quanto sua biografa ufficiale, io però non ho alcuna esitazione nel sostenere che vi sbagliate di grosso!
Secondo il racconto della Madre, infatti, dopo la sua nascita “s’arrevutatte ‘u vóico!”, nel senso che ci fu una piccola rivolta della popolazione di Largo del Rosso, paragonabile a quella che si era verificata quasi venti secoli prima, in quel di Betlemme.
A parte la differente condizione dell’essere femmina invece che maschio, dell’essere la settima di otto figli invece che primogenito e unigenito figlio di Dio e dell’essere figlia naturale di un pescatore invece che figlio putativo di un falegname, tutto il resto era infatti terribilmente somigliante.

Maruzzella, proprio come il più famoso Bambinello, nacque infatti in una povera grotta adibita a stalla … Ehm … ovvero … in una catapecchia, un basso che aveva il pavimento ad una quota più bassa del livello della strada: un basso ribassato e affollato, di cristiani e animali di ogni sorta. Questi ultimi però, al contrario di quelli raffigurati nel presepe, erano tutti di piccole dimensioni: nella sta … nza in cui nacque Maruzzella non ci stavano il bue e l’asinello, però topi, pulci, pidocchi e scarafaggi, benché non figurassero, facevano davvero una bella vita.
In quel monolocale buio e maleodorante la bellezza non era mai stata di casa. La rivolta popolare si dovette dunque al fatto che la bimba era, sempre a detta di sua madre, “bella comme ‘u sole!”. Questo fatto è indubbiamente degno di nota, considerata la successiva concatenazione di eventi di cui Maruzzella T fu protagonista.
La madre della bimba bella come il sole si chiamava Luisa, e non era più un’adolescente come la sua collega di Nazareth quando mise al mondo “chillu sciore”. Aveva infatti già passato i quaranta, e non si aspettava di mettere al mondo una figlia così speciale.
E neanche Maruzzella sapeva di essere speciale, mentre intorno a lei e alla mamma sfinita dal parto si accalcavano capere, materassaie e comari, oltre alla solita ostetrica di tutti gli altri parti, e zi’ Ntunetta, unica sorella della madre nonché zizza di scorta per tutti i nipoti precedenti e futuri.
Appena nata la bimba aveva già gli occhi spalancati nel buio della stanza, cosa del tutto insolita in un tempo in cui i neonati restavano 40 giorni con le palpebre rigorosamente incollate. E aveva una folta, morbida peluria nera che metteva in risalto un faccino tondo come una mela annurca e una pelle bianca come la neve. Tanto che tutti subito la chiamarono Biancaneve e iniziarono a raccontarle una fiaba di cui però persero i diritti d’autore e che poi qualcuno trascrisse ed è diventata famosa …”
MariellaT – … Ma che dici??! Ti stai confondendo: quella è un’altra storia! Vabbuò, basta così: non sei adatta a scrivere biografie!
mariellasidiverte – Tu non capisci l’Arte. L’Arte è finzione, è tutta un’invenzione. E di Maruzzella tu che ne saje, se non mi fai cuntare?!
Mariella T – Allora vai avanti, però statt’accorta: se solo dici un’altra fesseria, te ‘ntorz’ ‘a faccia!
mariellasidiverte – Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria: ma comme pozzo fa’ ‘a biografa cu chesta ca me sta ‘ncuollo e me tarpa ‘i scælle?!
Mariella T – Continua, ca voglio propri’ avveré addonne ‘st’ Arte arróiva!
“Maruzzella crebbe forte e sana, nel vicolo caldo e affollato di povera gente. Era sempre bellissima, e gli occhi verde acqua con cui curiosava in giro suscitavano sempre grande meraviglia, così come i capelli nerissimi e la pelle bianca bianca.
Luisa, la madre, aveva occhi azzurri, la pelle chiara e lunghi capelli biondi sempre raccolti in trecce sottili annodate intorno al capo, e Scarrupiello, il padre della bimba, aveva colorito olivastro e occhi verde bottiglia; ma le capere di Largo del Rosso non erano del tutto convinte che la piccola fosse frutto del loro amore coniugale.
La comare ‘Ntuniella, detta ‘Averzana perché nata e cresciuta ad Aversa e trapiantata a Pozzuoli solo dopo il matrimonio, che soffriva di crisi epilettiche ed era considerata un’indovina, sosteneva scherzando che Maruzzella sembrava essere nata dall’incontro della Madonna con lo Spirito Santo. E che Scarrupiello era così tanto un buon uomo che pareva, come San Giuseppe rispetto al piccolo Nazareno, solo un padre putativo. E, proprio come San Giuseppe, anche lui voleva un bene pazzo a quella sua figlia, nonostante avesse qualche dubbio sul suo concepimento misterioso. Perché lui era sicuro di essere stato attento, di essersi staccato in tempo, la notte in cui Luisa era rimasta miracolosamente incinta. Le sue convinzioni non erano però degne di essere tenute in gran conto, visto che, nonostante fosse stato sempre molto controllato e attento, la moglie gli aveva scodellato già sei figli prima di quell’ultima. Che sarebbe diventata penultima a nemmeno due anni dalla nascita.
Maruzzella comunque era una bimba sveglia e, secondo la Madre, teneva sempe ‘u core ‘nt’ ‘u zucchero!”. Sorrideva a tutti, rideva di ogni scoperta, scimmiottava gesti, movimenti e suoni. A nove mesi sapeva già dire: “oMa’, tengo famme” per dire che aveva fame, “Quacqua” per dire che voleva bere, e “Va fa ‘nculo!” per dire che … Vabbuò, ci siamo capiti.
E, soprattutto, aveva già imparato a camminare.
Una notte, e Luisa negli anni a venire avrebbe sempre fatto notare che era la Vigilia di Natale, la piccola era seduta nel seggiolone e stava insieme a tutta la famiglia riunita a tavola. Si mangiava la frutta secca, alla fine del povero cenone a base di cefalo arrostito e di spaghetti ai capperi, pinoli e olive nere. Maruzzella, come i suoi fratelli, sgranocchiava una castagna secca sotto l’occhio vigile della madre, che temeva sempre si potesse strozzare. Ad un tratto, stando al racconto di Luisa, era diventata rossa rossa, si era accasciata nel seggiolone come una bambola di pezza e aveva lasciato cadere la castagna che fino ad un momento prima stringeva come il più prezioso dei tesori. Aveva iniziato a tossire e a vomitare, senza riuscire a sollevare la testa.
Lo spavento era stato terribile, a dire di Luisa. La quale, all’alba, era corsa a casa del medico curante, implorandolo in ginocchio di andare a visitare la bimba, nonostante fosse il giorno di Natale.
Il vecchio dottor Quagliozzi si era appena svegliato e aveva ancora il capitone della sera prima sullo stomaco, ma non era riuscito a sbarazzarsi della donna. Ma il capitone mal digerito non gli aveva permesso di decifrare i sintomi riferitigli da Luisa, sicché aveva diagnosticato una forma di gastroenterite. La piccola aveva la febbre tanto alta che non si reggeva più in piedi, non muoveva le mani e non riusciva neanche a tener dritta la testa. Sembrava in preda al delirio.
Se anche Quagliozzi avesse sospettato la natura precisa del male che l’aveva colpita, non si sarebbe potuto far altro che aspettare. A Natale non si poteva far ricoverare una bimba tanto piccola; e bisognava fare i conti con Luisa, che piangeva e si disperava appena sentiva la parola ospedale. Preferì prescrivere antibiotici, e rimandare ogni decisione di un paio di giorni.
La diagnosi di gastroenterite si rivelò una rosea ipotesi non confermata. Il dottor Di Fusco, un luminare agli occhi di Luisa, di Scarrupiello e di tutti gli abitanti del vicolo, chiamato al capezzale della malata che non dava segni di miglioramento, sentenziò che la piccola si era ammalata di poliomielite …”
Mariella T – Mo basta. Ti sei inventata che il Padre era probabilmente cornuto, e passi; ti sei inventata che la Madre era attempata, e nun fa niente. Ma che tu inventi ca a nove mesi ‘sta povera criatura diceva “Va fa ‘nculo!”, questo non sta bene!
mariellasidiverte – Ma è Arte, te l’ho detto!
Mariella T -Tu le rovini l’immagine, chi t’è bbóive! Questa biografia non s’ha da fare, punto e basta.
 *
(nota bene: tentativo a cura di mariellasidiverte, abortito per colpa di Mariella T, 2004)
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