Zi’ ‘Ngiulina

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Zi’ ‘Ngiulina è la donna che tiene il nipotino in braccio.  (foto gentilmente concessa  da Ignazio)
Lo spauracchio dei bambini del vicolo era zi’ ‘Ngiulina, una delle figlie della nonna Sarachèlla nonché sorella prediletta di suo padre. Che era tanto Sarachèlla da sembrare una donna terribile, e che tutti sembravano temere. Da grande Maruzzella avrebbe rivisto il proprio giudizio su quella zia, ma all’epoca dei fatti narrati ne aveva terrore.
A quel tempo il vicolo era pieno di bande di scugnizzi vocianti, che ne combinavano di tutti i colori e avevano sempre qualcosa da fare.
Zi’ ‘Ngiulina era il loro incubo, e viceversa.

Dopo un pranzo consumato frettolosamente in stanze buie ed affollate, gli scugnizzi di Largo del Rosso sciamavano giù dalle scalinatelle o fuori dai bassi come api in cerca di fiori. E i fiori erano i basoli del vicolo, erano i muri di tufo giallo dei palazzi, che insegnavano ai ragazzi mille giochi.
Veniva la stagione delle nocelle, e allora i maschi giocavano a fare castelli di nocciole da distruggere poi con tiri rapidi e precisi usando ‘u pallone che ogni ragazzo possedeva: una nocciola scelta tra quelle più grandi, che ognuno provvedeva a rendere più pesante, facendo colare dentro il guscio, attraverso un foro praticato ad arte, del piombo fuso.

Veniva il tempo del singo, e allora c’era un posto, in un angolo della corte, dove i basoli formavano una specie di griglia numerica naturale, i bordi della quale erano gli interstizi di calce tra una pietra e l’altra. Ogni bambina sapeva quale basolo era il numero cinque, quale il numero tre, quali erano il basolo di partenza e quello di arrivo, senza bisogno di usare il gesso.
Maruzzella, che a causa dei postumi della paralisi non riusciva a saltellare su un solo piede, su quel singo di pietra grigia ci camminava soltanto, stando bene attenta a non finire sugli interstizi tra un basolo e l’altro, ché altrimenti avrebbe dovuto lasciare il posto alla sorellina, o ad Annuccella, la loro cugina.
Le altre bambine non le facevano pesare quella sua incapacità di saltare, poiché era tacitamente convenuto che lei partecipasse al gioco secondo le sue possibilità, e nessuna aveva mai messo in discussione questo patto mai formulato a parole.

Veniva pure il tempo delle piogge improvvise, le buriane, e allora in certi punti del vicolo si formavano delle grandi pozzanghere, i lavaruni, dove gli scalmanati bambini si divertivano a sguazzare, o dove facevano navigare barchette di carta o pezzi di legno cui si aggiungeva un’elica, azionata da un elastico.

Veniva l’estate, e i ragazzi cuocevano patate sotto la cenere, nei giorni in cui le donne facevano le conserve di pomodoro; oppure andavano a fare il bagno alla spiaggia della Sirena; oppure, quando il fresco della sera dava un po’ di sollievo, organizzavano le cucinelle, una specie di pic-nic d’altri tempi. Ognuno portava qualcosa da mangiare e si distribuiva quello che si aveva, o si cucinavano gli spaghetti aglio e olio e si mangiava tutti insieme, apparecchiando tavoli improvvisati al centro del vicolo.

Gli adulti stavano a guardare, talvolta sbraitando, ma più spesso sorridendo a causa del vocìo dei ragazzi e delle loro baruffe chiassose. Tutti, comunque, osservavano gli scugnizzi del vicolo con lo sguardo protettivo e paziente che hanno le leonesse quando sorvegliano i cuccioli del branco. Tutti, tranne zi’ ‘Ngiulina.

Che piovesse o splendesse il sole, che fosse Natale o Ferragosto, zì ‘Ngiulina era là, con la sua lunga pertica che in realtà era una sottile canna di bambù, a minacciare i bambini che “shhhh!!!…zitti!!” minacciavano il sonno leggero di zì Giulianiello. Il quale era suo marito e, sfortunatamente – solo per il fatto di avere disturbi del sonno, non per altro – pure lo zio di Maruzzella, Angelina e Annuccella.

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3 pensieri su “Zi’ ‘Ngiulina

  1. ottima prosa, esposta con garbo e un pizzico di nostalgia
    rappresentazione di un luogo-tempo che di piccole cose permeava il suo essere mondo
    un gioco di versi/parole che racchiude in se un legame ancestrale e di appartenenza ormai relegato a quell’oltre che vive in ricordi e reminiscenze.
    bella pagina, complimenti

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