Poesia da poltrona

Ezra Pound era di poco più giovane di mia nonna Teresina
ma è morto molti anni prima di lei. Mia nonna non si è mai mossa
da Largo del Rosso, a parte la volta che si è rifugiata a Qualiano
per sfuggire al vulcano che si diceva sarebbe sorto
nel porto. Ezra Pound invece è morto dopo aver viaggiato
a più non posso, ma senza aver mai visto mia nonna,
Qualiano e Largo del Rosso. Viaggiare, per paradosso
a Pound ha abbreviato la vita e negato una conoscenza.
Mia nonna non l’ha saputo. In entrambi i casi l’ignoranza
è stato il classico dono della Provvidenza, suppongo.

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A tavolino

Una tazza sopra un piattino sopra fogli colorati
di cartoncino. Una piccola acquasantiera su cui siede
un puttino. Lo smartphone,un posacenere, occhiali ripiegati
su Pasolini. Librini di poesia, raccolte di cruciverba, un pacchetto
di sigarette, un accendino. Il cordless e un paio di forbici
sotto un tovagliolo di carta. La raccolta di Tomada recapitata
stamane dal postino. Una spillatrice sulla sagoma ritagliata
di un abetino. Dentro il grande piatto in ceramica che dovrei
sempre appendere. Un albero di Natale di scorta che incombe
sul portaconfetti. Una foto di mio figlio a due mesi e, a destra
quella di un matrimonio, in cornice. Il lume acceso
l’albero con le luci spente, e l’ultimo D di Repubblica
con la rubrica di Galimberti che pubblica la lettera
di un ragazzino. “Mi piace molto leggere – scrive – ma
nella mia classe sono il solo.” Chiede a Galimberti se possa
suggerirgli come cambiare la situazione. La solita, saggia
risposta di Galimberti. Il quale non può ma chiude comunque
con un’esortazione…

(Tutto questo disordine sparso sul tavolino
dovrebbe cambiare qualcosa nel mondo – potrebbe?
Se no, non scriverci poesie)
“Portarsi avanti con gli addii”: piaciuta fin dal titolo.