riappropriarsi della lentezza

qualche città che m’aspetta anche se non parto

Erospea

riappropriarsi della ‘lentezza’; sia essa un rapido percepire d’azione; sia un ritmo lento, quel motivetto lento che hai sempre cantato; sia una serpe che srotola/avvolge danza tra le scapole la spalla il petto  l’asola a poppa  il finito basso immenso, come certi corpi in capo al mondo; e il capo è qui, senza scrollo, che lentamente sveglia una realtà d’ascolto; questo piccone di buon ora (nel deserto senza dune, ma le spalle…); il silenzio di partenze dell’estati in convenzione; qualche città che m’aspetta anche se non parto, la distanza che non passa, tra me e il cosmo, il caos lento, quel motivetto lento, che cantavo, (e canto) tra le scapole, a fior di pelle…

“volevo solo starmene adagiata in un angolo di cosmo” – stamane –

d°’

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2 pensieri su “riappropriarsi della lentezza

  1. è un gesto bellissimo il tuo ribloggo (si dirà così? è la prima volta che tocco con mano questa cosa su WP… ma sto imparando, giorno per giorno, e ricambierò di cuore: sono sempre affascinata dai tuoi articoli, com-mossa dalle vite che ci trasmetti…

    m’hai donato un’emozione per questo piccolo enorme viaggio in cui hai portato l’articolo di stamattina, i corpi che lo danzano, quelli che non vanno dimenticati, e la ‘lentezza’…

    ti auguro una serena giornata: tutto quello che vuoi… e, come amo dire: sempre ‘danzanti’!

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