Coi tempi che corrono

Ci vuole nulla a scrivere una poesia al passo coi tempi.
Ci metto un orario, magari le 14:55, il binario di un treno,
24, il codice di imbarco del biglietto aereo, EZY2341.
Scaduti. Prima di gettarli via, nel secchio della carta.
Ci metto una, in farmacia, col camice bianco e l’anima
da venditrice, o lo scontrino dei farmaci per l’onicomicosi.
Inutile, come i farmaci. Poi rifletto sull’evidenza che
le multinazionali non abbiano interesse a sconfiggere
infezioni fastidiose come l’onicomicosi, che la tipa
della farmacia dovrebbe rifiutarsi di battere.
Scontrini per farmaci inefficaci. Sul fatto che la somma
richiesta, e ci metto pure la somma – € 35.00 –
sia del tutto spropositata, sul fatto che io lo so
e che anche lei, la tipa, lo sa bene. Ma una poesia
scritta di corsa, così, tanto per mettersi al passo
coi tempi, si vergogna di se stessa, e tace.

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