Lettera allo straniero

napoli
Sono una bella femmina, sono troppo bella per uno come te. Tu puoi soltanto guardarmi e sperare che io ti sfiori con lo sguardo. Magari in una bella giornata di sole come questa, sai? Di quelle che soffia la tramontana e fa freddo, e l’ aria è sgombra e i colori sembrano usciti freschi freschi dalla tavolozza di un pittore; di quelle col Vesuvio spruzzato di neve.
Tu hai freddo, e sbavi per me che non ci penso neppure, a scaldarti con un abbraccio.
Sei tu che mi abbracci, con gli occhi, e mi spogli e mi possiedi come in sogno, e mi fai la serenata con “je te vurrìa vasà”, e pensi di parlare la mia lingua.
E poi, per rifarti del freddo che hai sentito e dell’abbraccio non ricambiato, vai dicendo in giro che puzzo di morte come un corpo in putrefazione, che sono sporca e infetta come una puttana di periferia, e che tu con le puttane non vuoi avere niente a che fare.
Ma lo sai bene che non è così. Perché sono bella, sì: alla faccia tua!
Morta? No. Viva e vegeta nonostante ogni monnezza, e chi voglio amare sono io a deciderlo!
Tanti, molto prima di te, hanno creduto di avermi conquistata. Dei molti arrivati, tanti hanno detto di avermi compresa, e troppi hanno voluto rinchiudermi in una sola parola che mi definisse una volta per tutte. Li ho assecondati quando così mi andava. Col sole, ‘o mare, ‘a pizza e ‘o mandulino. Poi li ho mandati tutti a cacare. E ci mando pure te, mica ho paura!Sono una bella femmina che ha avuto il coraggio di sfottere ogni amante geloso.
Ognuno credeva di essere il solo, e ognuno si è ritrovato in buona compagnia.
Qualcuno quando l’ha capito si è rassegnato; qualcun altro mi ha presa a schiaffi. E uno, che doveva essere particolarmente incazzato, si è armato di rabbia e di coltello.
Per questo sono sfregiata, per questo mi metto di sguincio e di me ti mostro solo il profilo che vuoi guardare.
Mille stupri mi hanno resa quel che sono, e quelli che hanno goduto e poi riso di me erano tutte “brave persone”. Brave persone come te.Se avessi lo stomaco di avvicinarti, straniero; se avessi la forza di venirmi addosso e di accarezzarmi le cicatrici coi polpastrelli, potresti dire di sapermi un po’ meglio.
Fa’ così: avvicinati. Mi accuccerò davanti a te come una scimmia che si lasci spidocchiare da una del suo branco. Ti amerò e mi lascerò amare gratis, senza ritegno.
Non ha bisogno di difendersi da me, chi viene armato solo di un sorriso.
Chi viene con la luce negli occhi e le mani tese, a chiedere amore e a darne. A stringere, non a giudicare.
Ma da così lontano ti dico no, che pure sfregiata sono io che scelgo a chi prendere e a chi rendere l’anima.E vafanculo, va’! Che sei venuto come tutti gli altri credendo di poter comprare soltanto una cartolina, e poi ti sei ritrovato a camminare rasente i muri per paura che io ti sfilassi il portafogli. Che sei venuto col Rolex, come a farmi notare che avrei avuto tutto l’interesse ad accoglierti bene. Che sei venuto di corsa e che te ne sei andato ancor prima di arrivare a sfiorarmi. E che comunque, forse proprio per questo, non ti sei voluto far mancare la possibilità di dire di averne fatto esperienza. Di dire agli amici che “sì, io l’ho veduta e posso confermare: Napoli è bella ma fa paura; Napoli si nega e si vende per strada. E in fondo, sì: è solo una puttana, senza vergogna né speranza.  Una puttana senza voglia di redenzione.”
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2 pensieri su “Lettera allo straniero

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