Rifaremo ogni cosa più bella

 

 

Rifaremo ogni cosa più bella, sai?
Torneremo alle nostre macerie
E ne faremo verdi colline.
Saranno cumuli di memoria
Ma anche ombra di palme in fiore
Gorgoglìo di fontane
Scorrere d’ acqua fresca
Pura, come la pace
Che sapremo ancora sognare.

Legheremo nuovi paesaggi
Agli occhi. Ci parlerà di gioia
Un timido raggio di sole.

Ma tu, ora
Volgi lontano lo sguardo
Per favore. Lasciaci qui a morire.
Soli. Coi nostri mondi perduti.
I figli. I vicini di casa. Il tubare
Quieto dei colombi. Innamorati.
Il glicine che fioriva a primavera.
Le chiacchiere. Le notti di luglio
Sulle scale. I fuochi senza morte
Di certe sere d’agosto. Lasciaci.
Volgi lo sguardo altrove. Mentre

Piangiamo ciò che tu che non sai.

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Scrivo una poesia per la pace

Scrivo una poesia per la pace

quando sono troppo esausta
mi fumano tutte le dita dei piedi
bruciano così tanto da non crederci
e mi dico che ce l’ho fatta, sì!- e che
anch’io ho marciato per la pace, in silenzio.

Scrivo una poesia per la pace
quando mi sento folle d’amore
la scrivo nel momento sbagliato
mentre qualcuno mi muore
proprio quando scoppia una guerra
che – guarda – non era davvero il caso.

Scrivo una poesia per la pace
quando sto esplodendo di gioia
e intanto un tizio progetta ordigni
la morte riempie la pancia di un caccia
e bombe chimiche regalano sonni eterni
ai corpi dei Mustafà bambini.

Scrivo una poesia per la pace

quando l’economia si rimette in moto
le borse vanno su, i venditori di armi
fanno affari d’oro, fottendosene dei cani
dei gatti, di tutti i cuori infranti
magari pure del mio, del tuo, di quelli
che non faranno più in tempo a incontrarsi.

Scrivo una poesia per la pace

quando ho bisogno di starmene tranquilla
intorno a me ronza un calabrone
sulla mia testa c’è un sibilo che inquieta
e una scia sfregia l’azzurro di bianco.

E scrivo una poesia per la pace

quando porto a spasso il cane
un merlo allunga un verme al pulcino
il cielo ha appena smesso di piovere
e tutto intorno ride e scintilla.

Lettera allo straniero

napoli
Sono una bella femmina, sono troppo bella per uno come te. Tu puoi soltanto guardarmi e sperare che io ti sfiori con lo sguardo. Magari in una bella giornata di sole come questa, sai? Di quelle che soffia la tramontana e fa freddo, e l’ aria è sgombra e i colori sembrano usciti freschi freschi dalla tavolozza di un pittore; di quelle col Vesuvio spruzzato di neve.
Tu hai freddo, e sbavi per me che non ci penso neppure, a scaldarti con un abbraccio.
Sei tu che mi abbracci, con gli occhi, e mi spogli e mi possiedi come in sogno, e mi fai la serenata con “je te vurrìa vasà”, e pensi di parlare la mia lingua.
E poi, per rifarti del freddo che hai sentito e dell’abbraccio non ricambiato, vai dicendo in giro che puzzo di morte come un corpo in putrefazione, che sono sporca e infetta come una puttana di periferia, e che tu con le puttane non vuoi avere niente a che fare.
Ma lo sai bene che non è così. Perché sono bella, sì: alla faccia tua!
Morta? No. Viva e vegeta nonostante ogni monnezza, e chi voglio amare sono io a deciderlo!
Tanti, molto prima di te, hanno creduto di avermi conquistata. Dei molti arrivati, tanti hanno detto di avermi compresa, e troppi hanno voluto rinchiudermi in una sola parola che mi definisse una volta per tutte. Li ho assecondati quando così mi andava. Col sole, ‘o mare, ‘a pizza e ‘o mandulino. Poi li ho mandati tutti a cacare. E ci mando pure te, mica ho paura!Sono una bella femmina che ha avuto il coraggio di sfottere ogni amante geloso.
Ognuno credeva di essere il solo, e ognuno si è ritrovato in buona compagnia.
Qualcuno quando l’ha capito si è rassegnato; qualcun altro mi ha presa a schiaffi. E uno, che doveva essere particolarmente incazzato, si è armato di rabbia e di coltello.
Per questo sono sfregiata, per questo mi metto di sguincio e di me ti mostro solo il profilo che vuoi guardare.
Mille stupri mi hanno resa quel che sono, e quelli che hanno goduto e poi riso di me erano tutte “brave persone”. Brave persone come te.Se avessi lo stomaco di avvicinarti, straniero; se avessi la forza di venirmi addosso e di accarezzarmi le cicatrici coi polpastrelli, potresti dire di sapermi un po’ meglio.
Fa’ così: avvicinati. Mi accuccerò davanti a te come una scimmia che si lasci spidocchiare da una del suo branco. Ti amerò e mi lascerò amare gratis, senza ritegno.
Non ha bisogno di difendersi da me, chi viene armato solo di un sorriso.
Chi viene con la luce negli occhi e le mani tese, a chiedere amore e a darne. A stringere, non a giudicare.
Ma da così lontano ti dico no, che pure sfregiata sono io che scelgo a chi prendere e a chi rendere l’anima.E vafanculo, va’! Che sei venuto come tutti gli altri credendo di poter comprare soltanto una cartolina, e poi ti sei ritrovato a camminare rasente i muri per paura che io ti sfilassi il portafogli. Che sei venuto col Rolex, come a farmi notare che avrei avuto tutto l’interesse ad accoglierti bene. Che sei venuto di corsa e che te ne sei andato ancor prima di arrivare a sfiorarmi. E che comunque, forse proprio per questo, non ti sei voluto far mancare la possibilità di dire di averne fatto esperienza. Di dire agli amici che “sì, io l’ho veduta e posso confermare: Napoli è bella ma fa paura; Napoli si nega e si vende per strada. E in fondo, sì: è solo una puttana, senza vergogna né speranza.  Una puttana senza voglia di redenzione.”

Ninnanonna

2013-04-17 17.50.08

 
 

                                          ( Ruorme … )

Stong’ allestenno ‘na rezza re vase
attuorno a chist’uocchie
ca sempe cchiù tróicano, ‘a notte
‘afferrà suonno. Rint’ û scheuro

se move ‘acucèlla c’ ‘a mano
‘i pacienza jincheuta. E ‘nze sènte
‘nu suono, ‘nt’ û scheuro, si ‘Ammore
arrepèzza dduje uocchie scuseute.

 

 

 

Traduzione:

( Dormi …)

Sto tessendo una rete di baci
attorno ai tuoi occhi
che sempre più tardano, di notte,
ad afferrare (il) sonno. Nel buio
si muove l’ agucèlla, con mano
di pazienza riempita. E non si sente
alcun suono, nel buio, se l’Amore
rammenda due occhi scuciti.