Che tu sia per me il coltello

(In libreria, quel titolo mi ha attraversata. Ho preso il libro tra le mani, l’ho sfogliato e mi sono detta caspita Grossman, hai scritto una storia che non voglio vivere… )

Lo sapevo fin dall’inizio che sarebbe andata così.
Io predìco il futuro, ma faccio finta di non saperlo. Dico che sto scherzando. Dico che un demone mi danza nel cervello.
E’ il dubbio, dico, che tu mi abbia sempre mentito. Lo sei stato, amore, quel coltello. Hai aperto pieghe di me che non sapevo neppure di avere. E lo hai fatto così, standotene in silenzio. Hai chiesto che mi arrendessi al bisogno di un bacio. Mi hai invitata ad un viaggio, ad un volo. Ed io, che non volevo più viaggiare, perché di quel viaggio conosco la destinazione; io, che non volevo più volare con ali zoppe e stanche, ci ho provato ancora.
Non chiedevo altro che di arrendermi al bisogno di un bacio. Così ti ho chiesto di darmelo, il bacio che aspettavo. Ed era proprio quello, il tuo. Hai presente quando le labbra combaciano perfettamente? Hai presente. E quando sono completamente arrese, che non ci sono barriere che tengano, hai presente? Hai presente, sicuro.
Ma fin da subito ho avuto paura che fosse una follia, l’amore che avevi saputo far scaturire dai miei se e dai miei ma e dai non è possibile, non ci credo.
Avresti dovuto leggerlo sulla mia faccia stupita, tra le righe della mia inutile ironia, dietro le mie frecciate sarcastiche, o nei racconti con cui cercavo di spiazzarti, che sotto ero nuda, esposta. E forse l’hai letto, perché tu capisci più di quanto lasci intendere. E se non hai rinunciato ad essere quel coltello, è perché anche tu eri perso nel lancio, e non potevi fermarne la corsa.

Bene, io sono qui coi miei tagli. Nessuno si è chiuso. Sono qui, senza buccia, senza alcuna difesa.
E tu adesso fammi tacere. Lascia che sia muta carne vibrante e piena. Rendimi i succhi, gli odori, i sapori: restituiscimi la pace di quel bacio.
Sii il mio coltello affilato, amore, e penetra senza pietà fino in fondo. Ancora, ancora, ancora, fino alla morte che verrà, di sicuro. Salvo che io non ci ho messo una data, a quella morte certa.

E tu pure, se avessi intenzione di fissare scadenze, scrivi “mai”, e penetrami per sempre.

(Un bel po’ di tempo fa, una notte…)

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