12. Ciò che Maruzzella seppe dai cunti di Vicienzo

Però Maruzzella non era una che si arrendeva.
Perché Teresa non aveva voluto dirle di più? E che significava che zi’ Nannina era una malafemmina?
A chi poteva spiàre, ora che la nonna era morta e che zi’ Assunta per il lutto aveva smesso di gorgogliare risate e di soffiare cunti dalla bocca ?
A zi’ Filumena, l’unica delle due Sarachelle superstiti ancora arzilla, era inutile pensare di rivolgersi.
Da quando la pronipote Annuccella, una bambina ancora, faceva l’amore con uno che aveva più del doppio della sua età, la vecchia era diventata pericolosa come un cane da guardia per la preoccupazione. Era contenta che la Annuccella si fosse presa un buon partito, però non vedeva l’ora che arrivasse ai diciotto anni e che si sposasse. Perché Alfonso, il fidanzato, aveva fama di don Giovanni, e tante ne aveva già prese e lasciate, e zi’ Filumena aveva una paura terribile che lui lasciasse pure Annuccella. Non voleva neppure pensare che la potesse mettere incinta. L’ultima figlia di Mamèla si doveva sposare “con la primavera in testa e il vestito bianco”, ed era quella la sua unica fissazione.
E allora a chi?

*
Fu un battibecco tra Luisa e Vicienzo, i suoi genitori, a gettare un po’ di luce su quella storia.
Era una domenica sotto Natale e la famiglia era tutta riunita a tavola. Vicienzo era seduto al suo posto, a capotavola, e alla sua sinistra e alla sua destra sedevano i sei figli.
Luisa spicciava, serviva, assaggiava stando in piedi e facendo il via vai dalla tavola ai fornelli. A tavola era seduta pure zi’ Assunta, che dopo la morte di sua sorella Teresina veniva sempre invitata a partecipare al pranzo della domenica e delle feste comandate.
Maruzzella e Angelinella, le figlie più piccole, erano sedute ai due lati della tavola subito di fianco al padre, e zi’Assunta stava tra Teresa e Angelinella. Aveva chiuso gli occhi e si era un poco assopita perché era ormai vecchia assai, e quello fu l’ultimo Natale che trascorse con loro.
Maruzzella però non lo sapeva, pensava che sarebbe rimasta lì per sempre ed era contenta che la prozia fosse lì.
Le piaceva parlare con suo padre a fine pranzo, ascoltare i suoi cunti del tempo di guerra mentre a tavola si mangiava frutta secca e si sentiva profumo di arance e mandarini, e i tre fratelli maschi facevano scherzi e dispetti a Teresa, che era la più grande e che per questo si atteggiava a mammarella finendo col litigare sempre con tutti.
Quando voleva sapere cose delicate, Maruzzella prendeva sempre il discorso alla larga, e così fece pure quella volta che voleva sapere perché zi’ Nannina fosse considerata una malafemmina.
Zi’ Assunta dormiva, perciò non c’era pericolo che le leggesse il nome di Nannina sulla bocca.
– Papà, com’è successo che a Napoli hai salvato uno che stava affogando?
– Te l’ho raccontato cento volte, Maruzzè’!
– Sì, però io volevo sapere … c’era ancora la guerra, quando è successo?
– Sine … era nel ’41, mi pare … io ero militare imbarcato sul “Trieste” e la mia nave era ferma nel porto di Ischia per delle riparazioni. Poi dovevamo partire per l’isola di Lero, in Grecia…
– E che è successo?
– Basta, io stavo a bordo e ho visto questo ragazzo in mare che si sbracciava e gridava. Mi sono tolto gli scarponi e mi sono tuffato che avevo ancora la divisa addosso, sennò quello non si salvava. Il mare era grosso, facevo fatica a nuotare, e quando l’ho raggiunto quello era così spaventato che mi afferrava e mi faceva andare a fondo con lui. Allora gli ho dato un pugno che l’ha stordito, finché ha fatto il morto a galla… sennò sarei affogato con lui, Maruzzè’… Gli ho passato un braccio intorno alla testa e me lo sono portato fino alla nave imbracato come un tonno. Il comandante per premio mi ha dato una licenza di 15 giorni …
– E tu ne hai approfittato per andare ai festini a casa di zi’ Nannina!- lo interruppe Luisa.
– Statte zitta, scema … – rispose Vicienzo mettendo la lingua in mezzo ai denti e facendo un’espressione terribile, ma per finta. Perché nella sua voce c’era come l’aria di una risata, sulla sua faccia il sorriso compiaciuto di un marito quando pensa che la moglie, purtroppo, non capisce nulla della vita.
– Sine, è accussì. E ci portavi pure ‘u rré si diverte, l’amico tuo! Bella pareglia ‘i chiaveche, tutt’ ‘i dduje …
E così dicendo Luisa si era fatta una risata contenta, perché i dispiaceri patiti da zita quand’era fidanzata con Vicienzo erano ormai acqua passata.

*

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