11. Zi’ Nannina e i fascisti

Di zi’ Nannina esisteva un ritratto tra quelli delle buonanime sul comò della nonna. Una copia dello stesso ritratto era sul comò di zi’ Filumena accanto a quello della buonanima di zi’ Mamèla, e un’ altra era sul comodino accanto al letto di Luisa, la madre di Maruzzella.
Zi’ Nannina in quel ritratto stava in piedi accanto ad una bella pianta poggiata su una bassa colonna di legno. Era vestita di nero e aveva i capelli scuri raccolti dietro la nuca. Nella foto sorrideva, però a bocca chiusa, e a Maruzzella pareva che avesse lo sguardo assai triste.
– Che è successo a zi’ Nannina?- chiese a sua sorella Teresa.
– Non lo so di preciso… è morta quando io non ero ancora nata, Maruzze’… è passato tanto tempo…
– Suo marito è poi tornato dall’America?
– No, di lui non si è saputo più nulla. Questa lettera sta qua perché non è stata mai consegnata… La nonna l’avrà conservata per ricordo di sua sorella.
– Raccontami quello che sai…
– Zi’ Michele se n’era dovuto andare dal paese per via dei fascisti. Quando è partito si abbracciava la moglie e i figli e piangeva, me lo ha detto Nunziata. In America faceva il carpentiere e mandava i soldi alla famiglia qui a Pozzuoli. Ad un certo momento è scomparso. Zi’ Nannina lo ha fatto cercare dal Consolato, ma non ha saputo più notizie. Gli altri puteolani che erano partiti insieme a lui, una quindicina di persone, sono tutti tornati dopo la guerra. Non hanno saputo dire che fine aveva fatto il marito di zi’ Nannina. Potrebbe essere morto in un incidente di cantiere… Ciccillo, il più piccolo dei tre figli, aveva sei mesi quando il padre è emigrato. Nostra nonna buonanima se l’è tenuto in casa e se l’è cresciuto come un figlio dopo la morte di sua sorella Nannina.
– E gli ha fatto pure sposare Nunziata, la figlia di zi’ ‘Ngiulina, nostra cugina…
– Sì…sennò a Nunziata non se la sposava nessuno, Maruzze’!
E Teresa scoppiò a ridere, pensando ai baffi neri di Nunziata: tali a quali a quelli di zi’ Filumena!
Poi, dandosi un contegno, continuò:
– E un altro figlio di zi’ Nannina è Vicienzo ‘u mierlo, il cugino di papà che veniva ogni domenica a trovare la nonna Teresina.
– Quello che ha il vizio di fischiare e tiene gli occhi da pazzo?
– Sì, lui. Ogni domenica viene pure a trovare papà nostro, che si chiama Vicienzo come lui.
– E tutti e due si chiamano come Vicienzo Sarachiéllo, il fratello delle Sarachèlle, quello morto nella prima guerra mondiale…
– …Ma tu questo come lo sai?
– Me lo ha raccontato zi’ Filumena quando ero piccola. Mi ha detto che il suo nome sta scritto sul monumento. E ci sta davvero, ho controllato. Mi ha pure detto che la nostra bisnonna, la mamma di Sarachiéllo, si chiamava Maria Causa: io mi chiamo come lei, anche se tutti mi chiamano Maruzzella. La mamma di Maria Causa si chiamava Teresa Di Martino e veniva da Marano…
– E tu come fai a ricordarti tutte queste cose?
– Se me le scordo io, non lo sa più nessuno…
A Teresa vennero gli occhi strani. Passò un braccio intorno alle spalle di Maruzzella e la strinse forte.
– E’ perchè ti piace: tieni la memoria buona e non ti annoi mai di ascoltare… Però dovresti pensare all’amore come le altre ragazze della tua età, invece di fissarti con le cose passate…
Maruzzella si fece rossa rossa, perchè non era abituata a parlare di quel che non sapeva e che non riusciva nemmeno ad immaginare. Poi si liberò dall’abbraccio e scordò la parola amore, o forse non ci volle pensare.
-I cunti dei vecchi e i nomi delle persone venute prima di noi non bisogna farli morire. Cuntame chello che sai di zi’ Nannina, Terè’…
– E’ morta subito dopo Naniello, il figlio più grande, quello che nella lettera dice che è malato. La guerra era finita da una decina d’anni e i fascisti avevano fatto la fine dei tracchi. C’erano stati gli Americani a Pozzuoli… Dopo il funerale di zi’ Nannina, Vicienzo e Ciccillo restarono orfani. Sono rimasti con la nonna Teresina, e con i cugini sono diventati come fratelli. Vicienzo ‘u mierlo ci vuole bene, noi siamo i parenti di sua madre, i figli di suo cugino…Ci porta le guantiere di paste, perché dici che pare pazzo?
– Mamma dice che è pazzo perché soffre di mosse epilettiche.
– Mamma dice un sacco di cose. A sentì a essa, pare ca zi’ Nannina era ‘na malafemmina!

*

Teresa si era davvero incazzata quella volta, tanto da arrivare quasi sul punto di esplodere e di raccontare la storia come la conosceva lei. Però l’espressione stupita di Maruzzella parve riportarla alla realtà.
Fissò quella sorella troppo curiosa chiedendosi perché mai non fosse interessata ai vestiti e allo struscio domenicale come lo era Angelinella, la sorella più piccola.
Poi le si strinse il cuore e capì che sapeva già la risposta, che forse non avrebbe dovuto farsi la domanda.
Le fece una carezza sulla guancia e pensò che era bella, che aveva i capelli di cenere scura e due incredibili occhi verde mare che vedevano più del necessario.
Pensò che era diversa dalle altre ragazze della sua età e che lo sarebbe sempre stata, perché alla paralisi seguita alla polio non c’era rimedio.
-Lasciamo perdere, queste non sono cose da far sapere a una ragazzina come te.

*

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