10. La lettera

Nei cassetti del comò della nonna non ci stavano che vecchissime lenzuola ingiallite, con le balze di lino sfilato in modo da formare disegni di foglie, grappoli d’uva e angeli.
Ogni tanto zi’Assunta gliele mostrava tutta orgogliosa, e le cuntava che quei capolavori erano solo una piccola parte del suo corredo di sposa e che molti di quei ricami li aveva fatti lei con le sue mani quando era zita. Tenevano un odore di tempo profumato di sapone e fiori secchi che a Maruzzella piaceva assai. Per questo le faceva piacere che zi’ Assunta aprisse i cassetti, cosa che quella faceva spesso, specie quando non teneva troppo genio di parlare. La nennella passava una mano sui corpi degli angeli ricamati sulle balze, metteva le dita sotto i trafori delle ali e pensava a quei disegni così precisi, e a quanta pazienza e tempo c’erano voluti per farli così. Anche quella volta, che era autunno e pioveva e non c’era nessuno dei bambini del vicolo disposto a giocare e a intrattenere Maruzzella, doveva essere una giornata che zi’ Assunta non teneva genio.
La nonna, che stava seduta al centro della stanza accanto al braciere, si era appisolata e cacciava dalla bocca aperta un respiro pesante. Ogni tanto, quando non sentiva più alle gambe il tepore della carbonella, si scuoteva, pigliava una cucchiarella di legno bruciacchiato e si abbassava a girare le braci per riavviarle. Poi restava per un minuto con la faccia pensierosa e l’occhio buono spalancato a fissare nel vuoto, quindi scapuzziava e riprendeva a ronfare piano.

Fra le lenzuola del cassetto, senza che la sorella Teresina se ne accorgesse, quel pomeriggio zi’ Assunta prese una vecchia busta ingiallita dal tempo e la passò a Maruzzella con la faccia che sorrideva a bocca chiusa.
– Tiè, piccerè… Aràpe chesta lettera… tu mò sai leggere, no?
Maruzzella fece sì con la testa restando in silenzio.
Sulla busta ci stava scritto solo: “Al sig Michele Narciso da la cara moglie”.
Facendo meno rumore possibile, la zia Turdeja richiuse il cassetto. Poi si sedette sulla sponda del letto e fece cenno alla pronipote di sedersi accanto a lei.
Si mise il dito indice dritto sulla bocca e soffiò fuori dalle labbra un “shhhhh”, poi le scandì lentamente, a bassisima voce:
– Fa ambresse, primma ca se scete sorema.
Dentro la busta ci stavano quattro pagine di quaderno a quadretti piene di righi di scrittura, di macchie color ruggine e di macchie di inchiostro sciolto. All’inizio quei segni scritti le sembrarono privi di senso.
Poi con molta lentezza si mise a seguire e decifrare quelle parole tracciate con inchiostro nero da una mano incerta, e con molta fatica, seguendo le righe con un dito e destreggiandosi tra macchie e parole cancellate dal tempo, mentre zi’ Assunta la fissava con la faccia assorta, lesse in silenzio una storia che nessuno mai le aveva cuntato.

La lettera all’interno era datata “Pozzuoli, 4 di giugno, Anno XIV Era Fas…sta”.

La Palazzina le aveva insegnato che all’epoca di Mussolini gli anni si contavano a partire dal 1922, perciò – e Maruzzella si fece rapidamente i conti con le dita – quella lettera era stata scritta nel 1936, cioè in piena Era Fascista. “E’ un cunto documento – pensò Maruzzella – di quelli che si trovano nei musei!”

“Michele, marito mio adorato,
sono passati 18 mesi da quando ai pigliato al bastimento che ti à portato a Lamerica e 6 da quando non ricevo più tue notizie.

I nostri figli spiano di te, specialmente Naniello, vogliono sapere quando torni, ma io non so come rispondere.
Che tè successo? Ti sei scordato della tua famiglia? Dei tuoi figli che stanno senza padre, di me che ho conosciuto a tè soltanto e ti o voluto sempre bene?

Le 300 lire che mi mandasti a ottobre passato le spesi tutte per le medicine di tuo figlio Naniello. Il dottore dice che tiene il cuore malato, che deve mangiare bene e stare cautelato, che chissà se campa assai. Lui ti vuole vedere, dice che vuole imbarcarsi per Lamerica pure lui, appena si fà grande. Tiene solo 13 anni, io prego che il Padreterno ci fa un miracolo, che ce lo conserva vivo e che ti può vedere un altra volta.

Naniello non lo sà che sta malato grave. Dice che ti viene a cercare dovunque stai, perche ti vuole unaltra volta a casa. Non si rassegna, quando vede a chillu carugnone di Totonno Schiavone gli devo chiudere la bocca, che sennò lo piglia a male parole. Miche’, una volta là chiamato cornuto, mi sono pigliata così paura!
Ringraziando al Padreterno quell’uomo di niente di Tatonno non là sentito, stava in piazza a giocare a stoppa con i suoi compari, tutti fascisti di merda come a lui, e ridevano e sguasiàvano, che gli ho buttato cento bestemmie, e il Padreterno mi deve fare la grazia di vederli morti uccisi a tutti quanti!

Apparte Naniello, stiamo tutti bene. Vicienzo e Ciccillo crescono, adesso Vicienzo tiene 10 anni e và in quinta. Và bbene a scuola, la maestra è contenta e io pure. E’ lui che ti sta scrivendo questa mia, io gli dico quello che deve scrivere e lui mi aggiusta.

Papà, sono Vicienzo, torna che qua stiamo inguaiati ma questo non là detto mamma.
Tieni tre bei figli, Michele, non te li scordare, che si fanno forti e belli commm’a tè. Ciccillo fà 4 anni a novembre, ogni giorno gli faccio vedere il ritratto che mi mandasti i primi mesi che eri partito, così non si scorda del padre. Vicienzo ti somiglia assai, lo diceva pure quella santa femmina di tua madre.

Che ti manda tanti saluti, piange tutti i giorni e si crede che non ti vede più. Tuo padre è morto a maggio, il 24, senza poterti vedere. Non poteva spirare, povero vecchio, e tua madre dice che ti chiamò prima di rendere lanima al padreterno. Tua madre ci cuntò che due ore prima di morire l’aveva sentito mormolare: “Tatò, je te schife… pure all’altro mondo…” E poi aveva fatto con la bocca come per sputare.

Ti abbiamo fatto scrivere la notizia e abbiamo cunzignato la lettera a Nicola Spavetiello, quello che fa avanti e indietro da Lamerica sul bastimento che prendesti pure tu. Cià tornato indietro la busta perché sulla banchina del porto non ti à visto, e dice che sono sei mesi che non ti fai più vedere a limbarco.

Noi stiamo tutti bene, così speriamo di te. Dopo finiti i soldi, ho venduto le caccamelle di rame. Le mie sorelle e cognati ti salutano, loro mi ajutarono assai, però non potevo sempre campare di carità. Così la mattina mi sono messa a fare la capèra per abbuscare qualcosa di soldi, e dopo mangiato vado a fare le pulizie alle Terme Puteolane. Io non lo volevo fare, Michè, e tua madre non voleva e non voleva. Però la necessità era tanta, da Lamerica non arrivavano più soldi, e Naniello deve mangiare bene ogni santa giornata.

Alle Terme ci vengono signori ricchi assai, e non tengono mai appetito. Quello che rimangono nei piatti è un peccato di Dio, ci faccio campare tutta la famiglia. I padroni pretendono assai e pagano poco, ma con quello che mi dànno loro più le regalìe dei clienti, non facciamo più la fame. Adesso con noi ci stà pure mia madre, mi tiene compagnia e mi guarda i figli quando io non stò a ccasa.

Prego a Dio che Spavetiello riesce a cunzignarti questa missiva, che tu stai bene e pensi a noi. Deve finire questa brutta epoca, e quei guappi di merda devono fare la fine che si meritano, così tu puoi tornare sano e salvo.

Ti mando il ritratto dei tuoi figli, così non te li scordi. Vicienzo stà vestito da Balilla, porta pazienza, ma il sabato si deve mettere così sennò Tatonno Schiavone fa lo stronzo quando passa sotto la finestra. Già mi ha spiato perché Naniello non si fa mai vedere alle sfilate, ci ho detto che è perché stà malato e mi pare che ci à creduto, però teneva una faccia verde. A te e ai tuoi compagni che siete partiti per Lamerica vi chiama comunisti di merda, chillu sfaccimme!

Fammi sapere notizie buone di tè, mi raccomando…
E’ questa te là scritta tua moglie Nannina che si firma sempre tua devotamente,
Sozio Anna ”

“Gesù, non può essere… – disse Maruzzella nell’attimo esatto in cui lesse quel nome – Questa lettera l’ha scritta la buonanima di… ”
Alzò gli occhi a guardare il ritratto, uno tra i tanti delle buonanime sul ripiano del comò, e rimase a fissarlo senza parlare. Zi’ Nannina, quella Sarachèlla di cui nessuno le aveva mai ancora cuntato, le stava sorridendo.

Annunci

2 pensieri su “10. La lettera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...