8. Una nonna, pure se è un poco cicciuvéttola, tiene sempre ragione.

– ‘A nò’… chi è la signora che sta nella foto vicino a quella d’ ‘u Bbenedìtto?
La nonna si era messa a letto malata, con una scolla legata attorno alla fronte per combattere la febbre, e Maruzzella le stava tenendo compagnia mentre zi’ Assunta stava impegnata nel cesso a cacare.

Forse cuntare qualcosa l’avrebbe distratta un poco dal suo mal di testa, aveva pensato Maruzzella prima di spiare, e forse quella era l’ultima occasione per farsi cuntare qualche storia dalla nonna: dalla faccia gialla e sbattuta che teneva, nonché dai sospiri e dalle smorfie di dolore che faceva, le pareva che poteva morire subito, o al massimo dopo una mezz’ora!
-E’ la buonanima di zi’ Nannina… mia sorella… – aveva farfugliato la nonna tra un lamento e l’altro.
-La quarta Sarachèlla! – aveva esclamato Maruzzella tutta contenta scordandosi il rispetto dovuto a una buonanima. Con la nonna bisognava misurare il tono di ogni parola: non si sapeva mai come parlare.

Quella volta in casa c’era pure Vicienzo, il padre di Maruzzella, che era passato a vedere come stava la madre. Stava seduto accanto al letto e alla figlia fece una faccia brutta come per dire “Mò senti che succede…!”
-Viciè’, – fece la nonna rivolgendosi a suo figlio – ma ‘a vuo’ alluccà’ a chesta creatura!? Questa non tiene rispetto per i vecchi e nemmeno per i morti… tu e muglièreta ‘a state facenno crescere comm’ a un animaluccio…
A Maruzzella di colpo era parso che la nonna tenesse la metà degli anni e che non fosse mai stata malata.  Perché, da gialla che era stata fino a un momento prima, s’era fatta rossa rossa; e la voce, da lamentosa che era, le si era schiarita come capitava soltanto quando stava assai incazzata.

Ma era stata la collera di un momento, un fuoco di paglia. Subito dopo la nonna si era  asciugata l’occhio buono ed era crollata sui cuscini e aveva ripreso coi lamenti.

Tra quelli suoi e quelli della Turdeja seduta sul cesso di fuori, pareva di essere in un campo di battaglia!
Vicienzo, che di contranome faceva Capadagliéllo perché era figlio a suo padre, e Scarrupiéllo perché da giovane ne aveva combinate di cotte e di crude, facendo la voce grossa aveva comandato a Maruzzella di dare un bacio alla nonna e di chiederle perdono per essere stata scostumata.
“La nonna tiene ragione!”, aveva detto alla figlia con la la sua faccia più brutta.
Poi però, le aveva fatto una zennijàta di nascosto.

 
La scòlla era un grosso fazzoletto per coprire il collo o la scollatura. Le scòlle di cotone bianco o di lino venivano usate per ‘curare’ il mal di testa, per rinfrescarsi la fronte quando si aveva la febbre e, piegate a mo’ di sciarpe e legate in cima alla testa, per fasciare il mento e chiudere la bocca ai morti.

** Le aveva fatto una zennijàta = le aveva strizzato un occhio.

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