7. Senza più altro nome che quello

il-benedettoLungo la stessa parete dove erano appesi i ritratti delle buonanime di prima importanza, ci stava un comò di legno scuro con quattro grandi cassetti dalle maniglie dorate.Sul marmo che faceva da piano d’appoggio erano disposte altre foto di buonanime di tutte le età, davanti alle quali stava sempre un lumino acceso. Tra le altre ci stava quella di un bambino biondo coi pantaloncini corti e le scarpe bianche. Stava seduto su un triciclo di ferro, con gli occhi fissi al fotografo e la pancia gonfia come un tamburo. Teneva l’espressione ingrugnata di un vecchio triste, e gli occhi sgranati a fissare il fotografo erano appizzati dritti dentro gli occhi di chi guardava il ritratto.
Pareva che volesse spiare: “E tu chi sei? E pecché me staje guardanno? Te pare bbello ca io songhe muorto e tu me sfutte pure? E che tiene ‘a guardà’?! Vide ‘e te levà’ ‘a nanze ‘i piede!”

Tutte quelle domande, il biondino gliele faceva ogni santa mattina, e cioè ogni volta che Maruzzella gli metteva gli occhi addosso. Ci stava infatti un ritratto uguale a quello che stava sul comò della nonna, però assai più grande, pure a casa sua, sul comodino di fianco al letto, dal lato dove dormiva la madre: il bambino sul triciclo era stato il primo figlio di Vicienzo e Luisa, ed era morto molti anni prima che Maruzzella nascesse.
Lei sapeva che si chiamava Leonardo come il nonno Capadàglio e che era morto a sei anni di tubercolosi intestinale. Ma nessuno lo chiamava più per nome e, siccome non aveva fatto in tempo ad avere un contranome, ormai per tutti era soltanto ‘u Bbenedìtto, il Benedetto.
Era morto prima di poter fare anche un solo peccato, diceva la nonna di lui, e adesso stava nelle braccia del Padreterno ed era diventato un angelo che proteggeva tutta la famiglia: ‘nu Bbeneditto, appunto, senza più altro nome che quello.
Da come ne parlava, Maruzzella pensava che la nonna doveva avergli voluto bene assai, perché era maschio e si chiamava come suo marito. Da grande, ne avrebbe portato pure il contranome. Forse, ma ormai non si poteva più sapere. Che fosse un angelo però, per Maruzzella era tutto da dimostrare: un angelo non manda a fanculo una sorella soltanto perché si sente guardato mentre sta chiuso dentro a un ritratto…

*

Da quel che raccontavano di lui Vicienzo e Luisa, ‘u Bbeneditto pareva destinato a diventare ‘nu guaglione scetàto assaje.

La madre , ogni volta che parlava di quel suo figlio morto , piangeva tutte le lacrime che aveva; il padre ne cuntava le imprese con aria compiaciuta e commossa; e a Maruzzella dispiaceva assai di non averlo potuto conoscere.
– ‘Nu viecchio! – diceva il padre di lui. – Pigliava per mano Teresa, che non teneva manco due anni, e con la sorella andava a casa di mammema a spiare se teneva qualcosa da mangiare. “Che c’è? Mammeta nun ha cucinato ?”, gli chiedeva mammema. A quel tempo mammema teneva ancora la salute di accendere il fuoco sotto le pentole, e preparava certi murzilli che ti faceva leccare i baffi. Con poco, pecché pur’essa nun è che teneva soldi assaje…
“’A no’, oggi a casa nostra si fa il giro di tavola!”, rispondeva ‘u Bbeneditto con l’aria sconsolata. La nonna gli spiava: “Che s’è abbuscato tuo padre stamattina?”, e isso rispondeva: “Manco ll’acqua!”. Voleva dire che la pesca non era andata bene: che si era rotta ‘a rezza, che non avevamo pigliato ‘nu piscetiello, e che io non avevo portato a casa nemmeno una lira.
La nonna si impietosiva, li faceva sedere a tavola e metteva qualcosa nel piatto pure per loro.

Altre volte, cuntava la madre, andava dentro la putéca di zi’ Maméla e le portava un barattolo pieno di chiodi di ferro che aveva raccolto sulla banchina. “Zi’ Mamé’, che mi dai per questo ferro?”, spiava. Perché si vergognava di chiedere senza dare nulla in cambio.
– La sorella di tuo padre, rrefrisco e sullievo a quell’anima, capiva che non tenevo niente da mettere nella caccamella e gli dava un coppo di fagioli secchi, un poco di pasta, il pane, a seconda di quello che teneva. “Va’, porta questa spesa a mammeta”, gli diceva. E lui tornava a casa alluccando tutto contento: “Mà, ti ho fatto la spesa!”… ‘Nu viecchio! Era più grossa la borza della spesa ca isso, povero Bbeneditto mio…

*

Se era già vecchio a nemmeno sei anni, doveva essere proprio ‘nu guagliunciello speciale, pensava Maruzzella guardando la madre piangere. Pure gli altri tre fratelli vivi le parevano speciali, ma ‘u Bbeneditto di più, forse perché lo vedeva nel ritratto e pensava che teneva proprio un bel triciclo. Poi però si chiedeva perché non era contento… Stava già malato quando gli avevano fatto il ritratto. Forse teneva quell’aria ingrugnata, provava a rispondersi, perché si sentiva che gli stavano facendo il ritratto da morto.
– Noo, ma che vai pensanno! – fece Luisa una volta che la figlia glielo disse – Stava solo schiattuso, perché il triciclo gli piaceva assai. Però non era suo: era del fotografo. E ‘u Bbeneditto sapeva che, dopo lo scatto, il fotografo gli avrebbe detto di scendere e se lo sarebbe portato via.
– A isso?
– No a isso, scema: ‘u triciclo!
E nel dire “scema”, Luisa finalmente si fece una risata e per quella volta si scordò il pianto.

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