7. Senza più altro nome che quello

il-benedettoLungo la stessa parete dove erano appesi i ritratti delle buonanime di prima importanza, ci stava un comò di legno scuro con quattro grandi cassetti dalle maniglie dorate.Sul marmo che faceva da piano d’appoggio erano disposte altre foto di buonanime di tutte le età, davanti alle quali stava sempre un lumino acceso. Tra le altre ci stava quella di un bambino biondo coi pantaloncini corti e le scarpe bianche. Stava seduto su un triciclo di ferro, con gli occhi fissi al fotografo e la pancia gonfia come un tamburo. Teneva l’espressione ingrugnata di un vecchio triste, e gli occhi sgranati a fissare il fotografo erano appizzati dritti dentro gli occhi di chi guardava il ritratto.
Pareva che volesse spiare: “E tu chi sei? E pecché me staje guardanno? Te pare bbello ca io songhe muorto e tu me sfutte pure? E che tiene ‘a guardà’?! Vide ‘e te levà’ ‘a nanze ‘i piede!” Continua a leggere
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