6. Le due mogli di zio Procolo e la terza mancata.

Accanto al ritratto del nonno Capadàglio, sulla parete erano appesi pure quelli di tre figlie femmine, tutte Sarachèlle mancate perché diventate buonanime da giovani.
Oltre a zi’ Mamèla, morta a quarant’anni e dopo più di dieci parti, c’erano zi’ Maria, da cui Maruzzella aveva ricevuto il nome, morta di parto a 23 anni, e zi’ Assuntina, morta a 21 anni mentre era incinta di sette mesi. Nel ritratto, zi’ Maria stava vestita di scuro e teneva il tuppo dietro la nuca e la faccia da zita contegnosa, mentre zi’Assuntina stava vestita da sposa, ancora con la corona di fiori bianchi sui capelli e il velo, come una che non ha tenuto il tempo neppure di togliersi il vestito bianco prima di morire.

Le due buonanime erano tornate al Creatore a distanza di poco tempo l’una dall’altra dopo essersi maritate entrambe con lo stesso uomo, un bravo giovane che si chiamava Procolo.
La nonna Teresina diceva che aveva voluto assai bene a quel genero. Perciò, alla morte di Maria, per non farlo uscire dalla famiglia gli aveva fatto sposare Assuntina, che però era morta pur’essa mentre era incinta.
Procolo era un bravo giovane, diceva la nonna, e poi teneva un buon posto in cantiere… E perciò lei avrebbe voluto che sposasse pure ‘Ngiulina, l’ultima figlia che le era rimasta zita. La dote già ci stava, era quella di Maria e Assuntina, e Procolo “teneva un buon posto in cantiere…” e non avrebbe preteso certo una terza dote.
Doveva essere davvero un bravo giovane, pensava Maruzzella quando la nonna cuntava quella storia. Però era ‘nu poco sfortunato, pensava subito dopo, e se per disgrazia gli fosse morta pure ‘Ngiulina, non avrebbe più potuto sposare nessuna, perché Mamèla e Fulélla, le figlie più grandi della nonna, purtroppo per lui erano già maritate con altri!
Per fortuna di ‘Ngiulina, che all’epoca aveva solo quindici anni, prima di sposarsi per la terza volta Procolo aveva voluto fare un periodo lungo di lutto, anche perché doveva aspettare che la promessa sposa fosse un poco più cresciuta.

Quella, invece, aveva approfittato del poco tempo da zita che ancora le restava per mettersi a fare l’amore con un guaglione che si chiamava Giulianiello e che di mestiere faceva il pescatore.

– Cumma’… uno sfaticato!… un figlio della Madonna per non dire un figlio di zoccola!- si rammaricava la nonna parlando con le sue comari, – uno senz’arte né parte, vuje me capite? … che ha fatto disperare il padre e la madre che se l’erano preso all’Annunziata!

Zi’ Giulianiello, infatti – e questo per la nonna era una brutta macchia – era un figlio adottivo, uno di quelli che le famiglie prendevano all’orfanotrofio per rimpiazzarne uno morto e per avere più braccia per faticare.

Nel cuntare la storia della fujùta, quando arrivava al “figlio della madonna per non dire un figlio di zoccola!”, la nonna lo diceva a labbra strette e a voce bassa bassa per paura che arrivasse all’improvviso la figlia ‘Ngiulina, che passava tutti i pomeriggi a trovarla. Perchè, a dispetto di ogni evidenza di amore di sua figlia per il marito, lei zi’ Giulianiello non lo poteva proprio soffrire, nonostante che fossero passati quarant’anni da quando una notte si era caricato zi’ ‘Ngiulina nella barca e l’aveva tenuta per mare fino al mattino! Però a sua figlia ‘Ngiulina voleva bene assai, e aveva paura che per troppo amore di Giulianiello quella non potesse badare a lei, ormai vecchia, e le facesse fare una brutta fine. Da come la nonna trattava zi’ ‘Ngiulina, Maruzzella si era convinta che quella fosse la figlia preferita.  Le pareva che il sogno segreto della nonna Teresina fosse di vivere a casa di zi’ ‘Ngiulina e che, per colpa del brutto carattere da figlio della Madonna di zi’ Giulianiello,  non si potesse realizzare.

-Vi hanno fatto quest’affronto, cummara Teresina!-, rispondevano con la faccia appesa le amiche della nonna, per consolarla.

Però, pensava Maruzzella, grazie a quell’affronto zi’ ‘Ngiulina si era risparmiata un matrimonio sfortunato: era ancora viva, teneva tanti figli e stava fresca e tosta, mentre zi’ Maria e zi’ Assuntina erano morte subito dopo aver sposato quel brav’uomo di zi’ Procolo!

*

Per il fatto di aver avuto lo stesso marito, i ritratti di zi’ Assuntina e di zi’ Maria appesi alla parete stavano tutti e due insieme nella stessa cornice. Anche al camposanto le loro foto stavano vicine, e le ossa si facevano compagnia e si spartivano il posto.

La nicchia l’aveva comprata zi’ Assunta come ultimo regalo per la nipote che portava il suo stesso nome; e Teresina, che era la madre carnale della morta, non aveva provato alcun imbarazzo per il regalo: la sua sorella sorda era stata più di una madre per Assuntina, visto che se l’era cresciuta in casa e le aveva fornito la maggior parte della dote. La morte le aveva portato via ’u ciore chiù bello, più che una figlia, cuntava zi’Assunta con nostalgia quand’era già vecchia. La morte di quella figlia-nipote, diceva, l’aveva segnata più dell’abbandono del marito, zi’ Luigino, quello che da giovane la chiamava Vucchella e che poi si era innamorato perdutamente di una bottiglia al punto da dover essere cacciato di casa.
E comunque, spiegava Vicienzo rispondendo alle numerose domande di Maruzzella in proposito, anche se avesse provato vergogna di dover ricorrere alla sorella per dare una nicchia alle due figlie morte, la nonna a quel tempo non teneva soldi per comprare loculi al camposanto.

Non teneva manco gli occhi per piangere, aggiungeva immancabilmente Luisa per ‘pungere’ Vicienzo, quando in casa si parlava di quelle storie. Perché, un paio d’anni dopo il lutto di Assuntina, la nonna Teresina aveva avuto un altro schianto, e teneva ‘Ngiulina da maritare in fretta, dopo che se n’era fujùta con Giulianiello. E, nel dire della cognata fujùta, la mamma di Maruzzella faceva sempre una faccia così schifata che Vicienzo, che alla sorella più piccola voleva un bene da pazzi, metteva la lingua tra i denti e pigliava l’aria di chi vuole uccidere la moglie.

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