1. Le sorelle Sarachèlle

1. La nonna Teresina, ovvero la Sarachèlla Befana, e le sue sorelle.

Fu perché non poteva giocare ad acchiapparello né a singo, e anche perché saltare alla corda era un’impresa per lei impossibile, che Maruzzella imparò a guardarsi attorno e ad andare a caccia di storie da ascoltare.

Quand’era molto piccola gliele raccontavano la vecchissima nonna paterna, Teresina, e le di lei altrettanto vecchissime sorelle, zi’ Assunta e zi’ Filumena.

Le tre vecchie, tutte vedove che avevano passato gli ottant’anni, erano conosciute dagli abitanti del vicolo come ” ‘i Ssarachèlle”. Questo era anche il soprannome di tutte le loro figlie e delle loro nipoti, e solo così le femmine della loro famiglia venivano identificate dalle comari del vicinato.

A Maruzzella le Sarachèlle parevano tre Befane, e la nonna Teresina era secondo lei la più Befana di tutte. Fra le tre, soltanto la nonna portava infatti il fazzoletto annodato sotto il mento che era il marchio della Befana. Lo teneva sempre in testa,  forse per non lasciar vedere i quattro micci bianchi che le erano rimasti. Ma era  la più somigliante alla vecchia strega che portava giocattoli e dolciumi ai bambini nella notte tra il cinque e il sei di gennaio pure perché teneva il naso a pappagallo, la bocca sdentata e un’espressione arcigna che metteva paura.

Da quando lei ne aveva memoria, la nonna era mezza cecata. Aveva perso chissà quando la vista ad un occhio, e passava le giornate ad asciugarsi quello ancora buono, che stava sempre a lacrimare. “Proprio come la Befana!”, pensava Maruzzella quando, scrutandola, scopriva qualche nuovo dettaglio nel volto della vecchia e l’afferrava il sospetto che la nonna e la strega e fossero la stessa cosa.

“Noo … la nonna non può essere la Befana … “, si rassicurava subito dopo, ” perché si chiamma Teresina Sarachèlla!” E questo ragionamento, nella sua mente di bambina, non faceva una piega.

– ‘A nò’,  ma pecché ve chiammano Sarachèlla? – le aveva domandato un giorno come per caso, per farle credere che quello che le stava spiando non avesse alcuna importanza.

E la nonna le aveva raccontato che le donne di casa sua, compresa la buonanima della quarta sorella, che di nome faceva Nannina ed era morta da oltre trent’anni, erano figlie di Sarachiéllo, che di mestiere faceva il pescatore e veniva chiamato così perché teneva sempre sete; tanto che, quand’era a bordo, i suoi compagni di pesca così gli dicevano: “Bevi, bevi…ma che t’aje magnato, ‘i ssaràche?!”

– E che c’azzeccano ‘i sarachiélle?- aveva spiato ancora la bimba scordandosi la prudenza.

Perché sapeva che, se la nonna la vedeva troppo appizzata su un argomento, era capace di mettersi paura e di non rispondere. Stranamente, però, quella volta aveva risposto.

– ‘I sarachiélle songhe ‘i ssaràche piccerelle, chélle ca nisciune s’accatta, e i piscature invece di buttarle di nuovo a mmare pe’ ffa magna’ ‘i ccavìne, se le portavano a casa.

– Embè?- e Maruzzella intanto pensava alle cavìne che restavano a becco asciutto, e quasi le dispiaceva che il padre di sua nonna fosse così poco sensibile alla fame di quei grossi uccelli.

E che miseria, qualche sarachiéllo alle cavìne glielo poteva pure buttare! Quelle sapevano volare in alto,  e quando c’era vento stavano ferme in altissimo con le ali stese, e si scordavano della terra … Però, ‘nu sarachiéllo ogni tanto, pure lo dovevano mangiare, no?

– Papà se li faceva fare fritti- le aveva cuntato la nonna senza accorgersi del rammarico di Maruzzella -e ce metteva ‘ncoppa sale e pepe. E s’accumpagnava c’’u ppane niro e cu ‘nu bello bicchiere ‘i vino! E po’ se jeva a cuccà’. E quanno ca se scetava, teneva ‘na sete, ma ‘na sete, c’accuminciava a bevere, a bevere…, e a bbuordo ‘i cumpagne ‘u sfuttevano: “Sarachié, tu bive assaje!”

E papà mio, ca se chiammava Giuvanne, addivintaje pe’ tutte quante Sarachiéllo!

Ecco qua, ti ho detto tutto! – sembrava significare il tono conclusivo della nonna.

Però Maruzzella era rimasta con una curiosità insoddisfatta, e senza più ritegno aveva voluto spiare ancora.

– ‘A nò’…  ma …  che se beveva ‘u nonno?!

A quel punto, Teresina Sarachèlla aveva tirato fuori all’improvviso  uno dei suoi malesseri sempre in agguato: aveva detto che le era venuto mal di testa e si era sbarazzata della nipotina con modi spicci.

– Jamme, nenne’… mò vattenn’ a pazzià’, ca tenghe ‘i cicere arèt’ ‘a capa!

*


Nonna Teresina

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4 pensieri su “1. Le sorelle Sarachèlle

  1. Nonna Teresa, alla bimba curiosa, gliel’ha pur detto cosa beveva Sarachiello.
    Ma lei, come tutti i bimbi che sanno essere candidamente crudeli senza saperlo, vuole sapere. sapere, sapere…. Cosa?
    Se Giovanni la sera va a letto dopo aver bevuto un bicchiere di vino, insomma…… proprio una bella rompiscatole ‘sta Maruzzella!
    Ecomostricciattolo

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